Cosimo Zappelli

(© Paolo Melucci ( I.N.A. Emerito) – Milano/Firenze)

 

Dalle Panie al Monte Bianco: l’apoteosi alpinistica di Cosimo ZAPPELLI

 

Guida Alpina, Maestro di Sci, Presidente della Società delle Guide di Courmayeur, membro del GHM

 

(Viareggio, 23 febbraio 1934 – + Pic Gamba, Monte Bianco, 8 settembre 1990)

 

 

Tutte le volte che qualcuno in mia presenza accusa i valdostani d’essere chiusi e sciovinisti al limite del razzismo, anche se devo ammettere che molto spesso essi non si sforzino poi molto per smentire con i fatti tale pregiudizio mi viene spontaneo citare il nome di Zappelli.

A tal proposito mi pare emblematico il caso del viareggino che, emigrato in Valle, non solo diventa Guida ma addirittura viene eletto dai suoi colleghi alla Presidenza della prestigiosa Società delle Guide di Courmayeur (seconda al mondo per anzianità dopo quella di Chamonix).

Chi fra la metà degli anni ’50 e l’inizio dei ‘60 frequentava le Apuane avrà forse avuto, come me, la fortuna d’incontrare Cosimo Zappelli.

 

Della Sua attività iniziale in Apuane sappiamo ben poco: la Guida dei Monti d’Italia se la cava con la generica nota nel capitolo della “Storia alpinistica”:

 

“Nell’inverno 1960 si mette in luce, per qualche bella salita, il viareggino Cosimo Zappelli..”,

 

mentre nel testo si riescono a scovare una sua via sul versante nord-nord-est del Pisanino e la prima invernale d’un itinerario del Pizzo delle Saette. (1)

 

Zappelli, infermiere professionale, aveva deciso di trasferirsi a Courmayeur per essere più prossimo all’oggetto della sua intensa passione, le Grandi Alpi, trovando lavoro presso l’ambulatorio del mitico dottor Pietro Bassi, medico condotto che avrebbe curato anche tanti alpinisti.

 

La formazione apuana fu evidentemente proficua se, già nel settembre del 1961, lo troviamo con Walter Bonatti (2) ad aprire una via nuova sul versante Frêney del Monte Bianco, prima di una lunga serie di notevolissime prime ascensioni compiute da questa cordata, oltre alla prima ripetizione invernale dello sperone Walker alle Jorasses:

 

 

“Fra queste successive ripetizioni eccelle naturalmente la prima invernale di Walter Bonatti e Cosimo Zappelli. Il 24 gennaio 1963 Bonatti e Zappelli, dopo aver trasportato il materiale ai piedi dello sperone Walker, vi bivaccarono: il 25 risalivano il pendio di ghiaccio e si fermavano a 3300 m; il 26 raggiungevano la base del del diedro di 30 m; il 27 si fermavano a causa del cattivo tempo e del freddo intenso (il termometro si bloccava a -35°)..…Infine il 30 alle ore 10 erano in vetta e alle 21 alla Palud.

Pochi giorni dopo, dal 6 all’8 febbraio, R Desmaison e J Batkin, raggiunta la base dello sperone in elicottero, ripetevano per secondi la salita.” (3)

 

Il proficuo sodalizio con Bonatti durò poco più di due anni e finì non certo per colpa di Zappelli.

 

Bonatti ce ne da questa sconcertante spiegazione:

 

“…Disteso al sole attendo che la morsa notturna blocchi le pietre in bilico sulla montagna. Il mio compagno di cordata è Cosimo Zappelli: ventotto anni, viareggino, nipote di marinai, alpinista per vocazione. Capisco questo ragazzo che ha lasciato, come me, la sua città per vivere ai piedi del Monte Bianco. Dopo la tragedia del Pilone gli ho offerto (sic!) il capo della mia corda. Da quel giorno Zappelli mi segue e continuerà a seguirmi in quasi tutte le mie scalate. Fino al giorno in cui, tre anni dopo, entrerà a far parte come aspirante della Società delle Guide di Courmayeur da cui io mi sarò ormai allontanato. Spontaneamente e anche con deciso risentimento. Fra me e quel gruppo di guide non c’erano mai stati dialogo né comprensione. Quel giorno dunque, benché umana e inevitabile la scelta di Zappelli, sarà per me una grande delusione. Forse, mi son detto, egli non ha saputo cogliere il frutto delle mie esperienze. O forse, più semplicemente, siamo due uomini diversi. Lo slegherò (sic!) perciò dalla mia corda, pur conservando di lui bei ricordi. D’altra parte, come avrei potuto mettermi in cordata con una guida di Courmayeur dopo che era stato indotto, per più ragioni, a cancellare dalla mia vita l’esistenza di quella congrega?” (sic!) (4)

 

A Bonatti, il cui carattere…”spigoloso” fu all’epoca ben noto a molti, deve essere soprattutto spiaciuto il fatto che Zappelli fosse riuscito là ove egli aveva miseramente fallito: farsi accettare ed apprezzare dalle Guide valdostane.

 

Le succitate affermazioni di Bonatti, mi richiamano alla mente le seguenti citazioni che mi pare ben s’attaglino alla vicenda:

“Resto sempre deluso quando un alpinista che ha compiuto una difficile prima ascensione non riconosce l’apporto del secondo di cordata. Non si perde nulla a dire che, mentre si vinceva uno strapiombo, la corda scorreva nelle mani fidate del compagno” (5)

e

“Si può ben dire che le Guide, qualunque sia la loro nazionalità, sono belle persone…” (6)

Ma Bonatti aveva cessato ormai da tempo d’esser Guida.

 

***

 

Oltre all’attività professionistica con clienti, Zappelli ha svolto anche un’intensa attività “amatoriale”, in compagnia di colleghi di primissimo piano dell’epoca:

 

1961. 22 settembre Monte Bianco (4807 m), versante del Frêney, via diretta a destra dei piloni (850 m, TD), prima ascensione, con Walter Bonatti;

1962. 22-23 giugno: Monte Bianco di Courmayeur, Grand Pilier d'Angle (4243 m), parete N (750 m, ED-), prima ascensione, con Walter Bonatti;

1963. 25-30 gennaio: Grandes Jorasses (4206 m), parete N, Sperone Walker, via Cassin (1200 m, VI e A1), prima invernale, con Walter Bonatti;

25-26 agosto: Punta Innominata (3730 m), sperone e parete E (300 m, V+, TD), prima ascensione, con Walter Bonatti;

18 settembre: Trident (3639 m), parete S-O (180 m, VI- e A3, con 70 chiodi e 25 cunei), prima ascensione diretta, con Walter Bonatti;

11-12 ottobre: Monte Bianco di Courmayeur, Grand Pilier d'Angle (4243 m), parete S-E (450 m, TD+), prima ascensione, con Walter Bonatti.

1964. 2-3 settembre: Pointe dell’Androsace (4107 m), sperone ENE, prima ascensione con Giorgio Bertone.

1965. 28 luglio: Pic Adolphe Rey (3536 m), sperone ENE, prima ripetizione con variante della via Terray, con Giorgio Bertone.

1966 . 9 setembre: Aiguille de la Brenva (3278 m), prima ascensione diretta della parete E (430 m, ED-, V+ e A3) con Giorgio Bertone.

1967. 11-13 giugno: Aiguille Croux (3251 m), per lo sperone S-E dell’anticima sud- est (300m, TD con pass. V+), prima ascensione con Giorgio Bertone.

1973. 3-5 luglio: Monte Bianco (4810 m), primo percorso integrale della cresta del Brouillard con Lorenzino Cosson, Réné Salluard e Luigino Henry (dislivello di c. 3000 m con l’eccezionale sviluppo di 7200 m, D+)

1977. 21-22 dicembre: Aiguille Croux (3251 m), prima invernale della parete sud-est e cresta sud (via Ottoz) con Mario Mochet, Adriano Jordaney e Réné Salluard.

1984. 8 marzo: Aiguille de la Brenva (3278 m), prima invernale della cresta N (via Ottoz-Thomasset) con Mario Mochet e Marco Zappelli (il figlio, oggi anche lui Guida Alpina nonché fisioterapista: buon sangue non mente!)

Zappelli ha partecipato inoltre a spedizioni extraeuropee in Iran sui monti Zagros, in Africa sul Kilimanjaro, Ruwenzori ed Hoggar, nell’ex URSS sui monti del Caucaso oltre che in sud-America sulle Ande.

 

Note

(1) Guida dei Monti d’Italia – CAI-TCI – “Alpi Apuane”, pagg. 78, 278 e 376

(2) Walter Bonatti fu molto probabilmente il più forte e completo alpinista italiano fra gli anni ‘50 e ’60: protagonista d’imprese d’assoluto rilievo quali la prima salita della parete est del Grand Capucin (1951), la diretta agli strapiombi della cresta Fuerggen al Cervino (1953), la partecipazione alla vittoriosa spedizione al K2, 8611 m, svolgendovi un ruolo determinante (1954), la prima ascensione (in solitaria) del pilastro sud-ovest del Dru (1955), la conquista del Gasherbrum IV, 7980 m (1958), del Pilastro Rosso del Brouillard al M. Bianco (1959), del versante nord del Pilier d’Angle al M. Bianco (1962), la diretta in solitaria invernale alla nord del Cervino (1965) ecc., fu anche coinvolto in tragici episodi e relative polemiche quali la morte di Vincedon e Henry dopo l’invernale dello sperone della Brenva al Bianco (1956) e soprattutto il tentativo di salita al Pilone Centrale del Bianco con la conseguente morte di Oggioni, Kohlmann, Vieille e Guillaume (1961).

(3) Guida dei Monti d’Italia – “Monte Bianco” vol. II – pagg. 141-142

(4) Bonatti W. – “Montagne di una vita” – Baldini & Castoldi ed., 1995

(5) Harrer, H. – “Parete Nord” –nuova ediz., Mondadori, 1999, pag. 8

(6) Harrer, H. - Ibidem pag. 49

 

 

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